L'imbroglio degli "schiavisti"

Ieri la giornata è iniziata all’insegna dell’esecrazione degli scafisti.
23 AGO 20
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Ieri la giornata è iniziata all’insegna dell’esecrazione degli scafisti. Ovviamente i segni premonitori c’erano stati il giorno prima. Nella conferenza stampa di palazzo Chigi poteva colpire l’uso del termine “nuovi schiavisti” replicato più volte e immediatamente fatto proprio dai più zelanti fra i ministri nelle loro successive dichiarazioni ai tg. Si sa che in politica alcuni termini, specie dispregiativi, vengono usati per la loro forza evocativa al di là del significato letterale. Qualcuno è arrivato a definire comunista Rosy Bindi e almeno questo poteva essere risparmiato al vecchio di Treviri. Se però, dopo una tragedia, si volesse davvero ragionare, bisognerebbe riflettere sul fatto che gli schiavisti, o meglio i negrieri, il loro carico umano lo portavano a destinazione per incassare denaro che certo non avevano preteso dai loro passeggeri. Di converso, non risulta che i futuri schiavi si azzuffassero per salire sulle navi negriere dopo una lunga marcia per raggiungerle e l’investimento di tutti i loro miseri averi per pagarsi il viaggio. L’improprietà del termine usato per definire quelli che sono comunque dei farabutti, supera l’eccesso di enfasi e trascende nell’equivoco e nella mistificazione del contesto. In parole povere c’è sotto un imbroglio. Per perseguire gli “schiavisti” vediamo di non dimenticarci di liberare gli “schiavi”.